Panton, quando l’impossibile divenne possibile

Gli anni ’60 segnarono la rivoluzione culturale per antonomasia: ribellione, libertà, provocazione, sfrontatezza. Caratteristiche che portarono il design a cavalcare l’onda ed a proporre prodotti del tutto innovativi.

Tra queste fila si fece spazio Verner Panton, una delle figure più influenti per lo sviluppo del design negli anni ’60 e ’70.

Verner venne da subito incuriosito dalla plastica come materiale di possibile utilizzo per la creazione di prodotti di arredamento.

Il suo scopo era quello di creare una sedia comoda, realizzata in un unico pezzo ed in grado di essere utilizzata ovunque.

La storia racconta di lunghi viaggi in auto fatti con la moglie Marianne. C’era pochissimo spazio per i bagagli perché il comune denominatore delle loro avventure era la presenza della sedia “S”, portata in giro alla ricerca di un possibile finanziatore. La svolta arrivò grazie all’incontro con Willi Fehlbaum, padre fondatore di Vitra, il quale fu il primo a credere nella validità del progetto e, entusiasmato dall’idea, decise di aiutare Verner nel trasformare i disegni in realtà.

I primi modelli, furono realizzati in poliestere rinforzato con fibroresina, seguiti dal poliuretano espanso e dal Luran S stampato a iniezione.

La versione attuale arrivò solo nel 1999, prodotta con il procedimento di stampa a iniezione in polipropilene completamente riciclabile.

Da quel giorno divenne possibile ciò che, fino a qualche anno fa, era difficile anche solo immaginare. Ben presto arrivarono i consensi del pubblico e della critica e, in poco tempo Panton Chair (inizialmente nota come Panton’s S Chair)  fu esposta ampiamente sia in Danimarca che all’estero.

Ad oggi fa parte delle collezioni permanenti di alcuni dei musei di design più famosi del mondo, tra cui il MoMA Museum of Modern Art di New York, il Design Museum di Londra, il Museo storico tedesco di Berlino e il Danish Museum of Art & Design di Copenhagen.

 

 

 

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