storia del design – 1930/1945

Fino alla fine degli anni venti, la FIAT riesce a produrre 36000 unità all’anno, utilizzando come modello di produzione quello americano del taylorismo. Questo modello di ispirazione si concretizzò con la Fiat 500 Zero A (1934), meglio conosciuta come Topolino, di Dante Giacosa. È invece di due anni prima la Fiat 508 Balilla, auto di media cilindrata che contribuì alla diffusione di massa dell’automobile in Italia.

Già nel 1926 la Lancia Lambda era caratterizzata da una struttura tubolare leggera e da un alto grado di sperimentazione e qualità del prodotto.

Restando nel settore meccanico, ebbero significativi sviluppi la Olivetti nel campo delle macchine da scrivere, la Magneti Marelli nel campo dei materiali elettrici e le prime radio, e la Necchi per le macchine da cucire.

In particolare, la Olivetti venne fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, e vide un grande sviluppo sotto la direzione del figlio Adriano Olivetti. Nel 1922 l’azienda produceva 2000 macchine da scrivere con 200 operai, ma già nel1937 le maestranze raggiunsero le 1750 unità, per un totale di 27000 pezzi prodotti in un anno. Nel 1935 nacque la Olivetti Studio 42, opera di Ottavio Luzzati, degli architetti Figini e Pollini e dell’artista Xanti Schawinsky, che cambiò radicalmente la forma della macchina da scrivere, sviluppandone il corpo in orizzontale e creando un prodotto meno voluminoso da utilizzare a casa come in ufficio.

Tra i principali esempi di disegno industriale fu l’addizionatrice Summa del pittore Marcello Nizzoli.

FIAT e Olivetti rappresentano dunque due riferimenti fondamentali nella storia del nascente design industriale italiano. Ma la grande depressione del 1929 produsse sull’economia e sulla società italiane provocò ripercussioni profonde e durature in Italia che determinarono sostanziali mutamenti a livello economico e politico. Lo Stato diventò proprietario di una notevole parte dell’industria e fondò, nel 1933, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale(IRI).

Il 1936 fu l’anno della VI Triennale di Milano, presso il nuovo già citato Palazzo dell’Arte presso il Parco Sempione. In questa occasione l’estetica razionalista si estende dall’architettura al campo dell’arredo diventando “stile”. L’arredo cominciò anche a diventare un utensile proiettato verso la produzione in serie, tema che verrà affrontato in modo diretto nella VII Triennale di Milano. Nel decennio tra il 1930 e il 1940 il mobile in tubo cromato curvato venne assunto quale immagine di rinnovamento anche degli ambienti domestici. Tuttavia, la produzione di mobili in metallo rimase circoscritta a pochi esempi d’autore a causa, principalmente, del costo di realizzazione, che era il doppio rispetto ai mobili in legno. Inoltre, nel 1937 fu vietato l’impiego del legno, che sviluppò l’impiego delle leghe di alluminio più facilmente reperibili. Il mobile in tubo di acciaio rimaneva comunque utilizzato per edifici pubblici come scuole e ospedali, a cui si aggiungono il settore degli uffici pubblici e le Case del Fascio, come quella progettata a Como nel 1935-36 da Giuseppe Terragni dove si trovano esemplari della storia del design italiano come la sedia-scagno o la sedia Lariana, ancora oggi in produzione. Pezzi esemplari per l’ambiente abitativo sono quelli di Gabriele Mucchi, come la chaise-longue regolabile del 1934.

Sempre in questo periodo, l’industria del vetro, autonoma rispetto all’importazione di materie prime, brevettò una vasta serie di prodotti, tra cui il Termulux, il Vetroflex e i cristalli di sicurezza VIS e Securit, che, in occasione della VI Triennale di Milano, vengono impiegati in soluzioni sperimentali per arredi e oggetti.

Questi anni segnano anche uno sviluppo del disegno delle radio, partendo dall’essenziale mobile radio grammofono di Figini e Pollini del 1933 all’apparecchio in vetro di Franco Albini del 1938, passando dal radioricevitore 547 a cinque valvole disegnato perPhonola da Luigi Caccia Dominioni, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, presentato alla VII Triennale di Milano.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra. Nello stesso anno Gio Ponti abbandona la direzione della rivista Domus (fondata dallo stesso architetto nel 1928) per fondare la rivista Lo stile nella casa e nell’arredamento per Garzanti, che apre il tema della casa e dell’arredo a dimensioni più artistiche e libera. Un anno prima, Franco Albini definisce il soggiorno della propria casa, dove il prototipo della libreria in tensistruttura “veliero” del 1938 dialoga perfettamente con cassettoni e quadri d’epoca.